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Insights L’elogio delle competenze

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10/02/2021

Articoli

 

 

Il futurologo saggista americano Alvin Toffler, nel suo libro «Lo Choc del Futuro », scriveva negli anni ‘70 che gli analfabeti del ventunesimo secolo « non saranno solamente quelli che non sapranno leggere, scrivere e contare, ma anche quelli che non sapranno imparare, disimparare e re-imparare». La crisi ha di certo accelerato quello che sapevamo già: la crescita delle competenze è un questione sociale fondamentale. In questa prima metà di ventunesimo secolo, sarà sicuramente la chiave del cambiamento, della trasformazione e della performance individuale e collettiva, ma anche la chiave della fidelizzazione dei propri collaboratori e dipendenti.

 

Dato che il 56% delle aziende prevede una perdita di competitività a causa della carenza di competenze da qui a 5 anni (Fonte, « Vincere la transizione delle competenze », PwC), è fondamentale favorire una cultura dell’apprendimento e rompere con l’approccio classico alla formazione. Lontano dall’essere una tendenza, questo movimento di fondo, che è stato uno dei principali temi trattati durante l’ultimo forum economico di Davos tenutosi a fine Gennaio 2020, si è di molto rafforzato durante la pandemia. In questo inizio d’anno, il 92% dei responsabili della formazione considerano che il Covid-19 abbia rivoluzionato il settore nei suoi usi e nelle sue aspettative e un lavoratore attivo su due prevede di dover rivedere le proprie competenze nel 2021! È quindi urgente, per le aziende che vogliono rimanere in linea con il proprio ecosistema, diventare un luogo di apprendimento, territorio fertile allo sviluppo continuo di competenze. Unica condizione affinché le organizzazioni trovino l’equilibrio tra la propria unicità e la capacità di adattamento!

 

Tuttavia, sarebbe pericoloso confondere l’aumento delle competenze individuali con le performance collettive. E’ indubbio che l’upskilling e il reskilling siano leve essenziali, ma è importante evidenziare che sono soprattutto dei forti assi strategici. Le organizzazioni li devono proporre come un progetto complessivo, un percorso responsabile dove ogni giorno è sinonimo di crescita collettiva dei saperi. La crescita delle competenze non sarà più una questione di formazione individuale ma si costruirà a tre livelli: Individuo, Squadra e Azienda. Con al centro la capacità di sperimentare e di mettere a fattor comune.

 

In quest’ottica, imparare e disimparare individualmente, trarre lezioni, sbagliare e ricominciare per trasmettere competenze agli altri membri dell’organizzazione, sono le chiavi della formazione continua. Ed è solo al prezzo della propria trasformazione “competitiva” individuale che i collaboratori contribuiscono gradualmente a sviluppare un’intelligenza collettiva. Le organizzazioni che sviluppano un’esperienza di apprendimento collettiva, si aprono al mondo della conoscenza e possono adattarsi a una società in costante cambiamento. La crescita delle competenze è un successo quando “imparare ad imparare” non rimane un comune stato d’animo, ma diventa visione strategica.

 

La rivoluzione delle competenze va di pari passo con la revisione dei percorsi di crescita dei collaboratori. Sul tema, il ruolo del management è determinante per poter portare a bordo i team nei processi di trasformazione. In Inspearit Academy, i nostri formatori hanno una esperienza a 360° essendo sia consulenti nella quotidianità lavorativa dei clienti che formatori. E i numerosi feedback ricevuti, ci confermano che la chiave del supporto fornito ai nostri clienti è riuscire a rispondere in modo operativo e concreto al bisogno e desiderio dei lavoratori di aumentare le proprie competenze.

 

Fino ad oggi la formazione continua dei dipendenti ha avuto un approccio prescrittivo da parte del management, è stata percepita come un dovere se non addirittura un vincolo. Le più grandi trasformazioni in atto, portate avanti a passi forzati dalle organizzazioni specialmente a causa della particolare congiuntura nella quale ci troviamo, si accompagnano ad una forte preoccupazione: quella di riconsiderare il ruolo del lavoratore riuscendo ad ingaggiarlo e motivarlo grazie a principi e valori comuni. Oggigiorno, in particolar modo grazie a programmi formativi personali e specifici, i lavoratori sono chiamati ad essere al centro della crescita di competenze ed attori attivi della propria formazione. Nel 2021, per un lavoratore, la prima motivazione per iniziare un percorso di formazione è il legame di questa con le problematiche del proprio mestiere.

 

I lavoratori hanno capito prima di tutti che la propria competitività ed efficacia non è più legata ai titoli accademici ma alla propria capacità di adattarsi alle nuove situazioni?
La curiosità come nuova leva per la performance? Certamente si, se segue il cambiamento e se la “crescita delle competenze” si concentra sugli individui, le singole specificità e la loro capacità di trasformare le aziende in organizzazioni che apprendono. È una presa di posizione forte che i dirigenti devono integrare nella propria strategia globale: proporre dei programmi di formazione solidi, promuovere una cultura della crescita delle competenze e del sapere, definendo obiettivi chiari per dar vita ad una cultura aziendale seducente e… performante!

 

Serge Douillot
Presidente di Inspearit Group