Agile e smart working sono sinonimi?

Insights Agile e smart working sono sinonimi? Ecco alcuni miti da sfatare

Linkedin Twitter
Scroll
15/01/2021

Articoli

di Luca Montanari

 

Mi capita spesso di sentire i termini Agile, lavoro agile e smart work abbinati al lavoro da casa. Più volte ho osservato che vengono confusi o utilizzati come sinonimi, a sproposito, o senza intenderne completamente le differenze. In questo articolo faremo chiarezza su cosa significa realmente essere agili (ha senso?), e lavorare in modo agile, per capire meglio quali sono i punti in comune e le differenze con lo smart work e il lavoro da casa: telelavoro o remote working.

 

Ultimamente si sente parlare di agile, di cosa si tratta? Per prima cosa agile è un aggettivo, non un nome, quindi in italiano andrebbe scritto con la iniziale minuscola. È una proprietà emergente di un soggetto, singolo o collettivo (una persona, un team, una organizzazione, un ecosistema), e viene utilizzato anche in senso astratto per descrivere metodologie, mentalità, approcci, pratiche, … tipici dei soggetti che la manifestano, in questo caso con la A maiuscola. La grande diffusione dell’utilizzo del termine avviene grazie all’Agile manifesto : il manifesto per lo sviluppo agile di software del 2001, che contiene una raccolta di 4 valori e 12 principi. Ecco il primo falso mito: Agile non è una metodologia. Il Manifesto Agile è una raccolta di valori e principi, grazie ai quali possiamo orientarci per capire se una metodologia (ad esempio) sia più o meno agile. Per dare risalto al fatto che non esistono indicazioni prescrittive si preferisce utilizzare il termine pratica agile. Nata come pratica migliore di quelle tradizionali a quel tempo, nel corso degli anni, grazie soprattutto ai benefici concreti che permette di ottenere, si è arricchita e differenziata. Oggi le pratiche agili vengono utilizzate sempre di più anche al di fuori del mondo IT. Stiamo assistendo al momento di hype di agile, con agile marketing e agile HR o people.

 

Cosa significa essere agili? Agile non è uno status che si può acquisire (secondo falso mito), ma una proprietà che si esplicita agendo. Diventare più agili significa sapersi adattare meglio al cambiamento, impiegando le risorse più efficacemente.

Quali sono i benefici dell’agilità? Le organizzazioni agili evidenziano dei tratti in comune e si possono trovare diversi studi e articoli che trattano l’argomento. L’elenco che segue non vuole essere esaustivo, ma richiama l’attenzione sulle caratteristiche più importanti per un CEO o top manager. Le organizzazioni, man mano che migliorano la propria agilità, sviluppano e dimostrano queste proprietà:

  • Una migliore gestione del rischio
  • Clienti più soddisfatti
  • Una migliore efficienza della spesa
  • Persone più ingaggiate

 

Come si fa a diventare più agili? Il terzo falso mito è proprio quello di ritenere che esista una ricetta universale, un elisir efficace in ogni situazione. Per diventare più agili non c’è un metodo universalmente efficace, se ci fosse sarebbe un paradosso, perché diventando più agili si impara a adattarsi, dunque prescrizioni, regole, metodologie, per mantenere la loro efficacia in un contesto che cambia, non possono essere rigide ed immutabili. Bisogna trovare la propria strada applicando un approccio empirico: una trasformazione agile si affronta in modo agile. Esattamente come avviene per gli atleti, che sviluppano le proprie capacità e migliorano le prestazioni, grazie all’esercizio, all’impegno e alla perseveranza. Si può, ad esempio, procedere da autodidatti, informandosi, leggendo, seguendo corsi e praticando. Tante trasformazioni agili sono partite in questo modo, grazie all’interesse di singole persone. Nelle organizzazioni più complesse, e man mano che si procede con il cambiamento, diventa sempre più importante il ruolo della comunità di agilisti. Farsi accompagnare da professionisti, coach e formatori, è un importante strumento per accelerare, superare gli ostacoli che via via diventano più impegnativi da rimuovere, e acquisire le competenze necessarie per diventare autonomi.

 

La mia azienda può diventare più agile? La cultura aziendale e lo stile di leadership dei manager di una azienda influenzano in modo molto significativo la predisposizione e la capacità della stessa di diventare più agile. Nelle trasformazioni che ho seguito, spesso le persone erano convinte che la propria azienda avesse delle caratteristiche peculiari che potevano impedire un vero cambiamento. Quarto falso mito: i casi in cui l’agilità non può essere perseguita senza vantaggi sono pochissimi, ed in contesti di nicchia. Si devono, però, creare le condizioni affinché il cambiamento possa avvenire in modo sicuro. Ad esempio, i team multidisciplinari sono una chiave di volta delle organizzazioni agili. Perché possano essere più efficaci è necessario eliminare le barriere funzionali e facilitare lo scambio di informazioni tra i membri del team, e tra i vari team, e più in generale nell’intera organizzazione. Questi obiettivi sono spesso nell’agenda della funzione People, che sempre più frequentemente sta passando da avere un ruolo secondario, a trainare, o avviare la trasformazione agile in azienda.

Nel 2020, durante i periodi di lock-down, quando le persone sono state forzate a lavorare in remoto, le aziende che avevano già avviato un percorso di attivazione dello smart working, o di trasformazione agile, si sono trovate avvantaggiate perché gli strumenti tecnologici necessari erano già disponibili e le persone erano già state esposte ad una forma mentis differente. Questo vantaggio si è manifestato con una migliore capacità di adattamento alla nuova condizione.

 

Agile e smart working sono sinonimi? Per l’ordinamento italiano (Legge 22.05.2017, n. 81 art. 18) il lavoro agile e lo smart working sono assimilati:

“una modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato stabilita mediante accordo tra le parti, anche con forme di organizzazione per fasi, cicli e obiettivi e senza precisi vincoli di orario o di luogo di lavoro, con il possibile utilizzo di strumenti tecnologici per lo svolgimento dell’attività lavorativa.”

Questa definizione è molto riduttiva per il lavoro agile, e anche a causa di questo equivoco è difficile trovare una definizione di smart work sulla quale ci sia consenso diffuso. Una buona definizione è quella data dal prof. Corso nel 2015:

“Smart Working significa ripensare il telelavoro in un’ottica più intelligente, mettere in discussione i tradizionali vincoli legati a luogo e orario lasciando alle persone maggiore autonomia nel definire le modalità di lavoro a fronte di una maggiore responsabilizzazione sui risultati. Autonomia, ma anche flessibilità, responsabilizzazione, valorizzazione dei talenti e fiducia diventano i principi chiave di questo nuovo approccio.”

Lo smart working e l’agile working hanno dunque in comune la flessibilità, la fiducia e l’importanza che viene data all’autonomia dei lavoratori e alla loro maggiore responsabilizzazione sui risultati. Per lo smart work questi ultimi sono solamente dei pre-requisiti, mentre con il lavoro agile sono dei valori: abilitatori importanti, ma al tempo stesso risultati di un modo diverso di lavorare. Non bisogna dimenticare però che uno dei punti di forza delle pratiche agili è il lavoro in team, dunque non si possono ignorare gli effetti del telelavoro e della rimozione di vincoli di luogo e orario sulla coesione e sull’efficacia della comunicazione del team. È necessario ricercare un equilibrio, un compromesso se si vuole veramente perseguire l’agilità, ed è proprio per questo motivo che telelavoro, smart work e lavoro agile non sono la stessa cosa. Questo è il quinto falso mito da sfatare.

 

Se vuoi saperne di più, puoi:

 

Se questo articolo ti è piaciuto ed è stato utile, condividilo con i tuoi contatti.